Almeno il pane, Fidel

Almeno il pane, Fidel Book Cover Almeno il pane, Fidel
Gordiano Lupi
Stampa Alternativa
2006
9788872269503

La trilogia dei saggi dedicati da Lupi a Cuba si conclude con il suo scritto più emotivo, partecipato e intenso: “Almeno il pane, Fidel”, pubblicato da Stampa Alternativa a fine 2006. Corroborato da una laterale, intensa e instancabile attività pamphlettistica e divulgativa, sul web e non solo, è un chiaro atto di denuncia e una lucida condanna nei confronti del castrismo, del rovinoso “periodo speciale”, della malattia della contro-informazione socialista a firma Wu Ming o Minà e relativi epigoni e diadochi. È un libro scritto per Cuba, dalla parte dei cubani: pubblicato nel momento adatto, ben prima della caduta dell’ultimo, odioso avamposto marxista nel mondo civile. È un’arma, e un’arma necessaria per difendere il popolo dalle prevaricazioni e dalle violenze d’un regime che deve cadere.

Ribadiamo quindi qualche aspetto necessario: “Almeno il pane, Fidel” non è una guida turistica, e non è un reportage d’un viaggio vissuto per villaggi turistici e facili conquiste sessuali; è una testimonianza viva e credibile (Lupi, come sappiamo, è cubano d’adozione: ed era habitué dell’isola sino a qualche tempo fa, quando sua moglie Dargys è divenuta “sgradita” al regime per via dell’attività politica e letteraria del marito) delle condizioni di vita delle famiglie cubane nel “periodo speciale”: ossia dal 1989 ad oggi. Lupi è uomo di sinistra, convinto che non debbano andare smarriti gli aspetti migliori dell’esperienza rivoluzionaria. Attenzione: Lupi non è più comunista. Non risponde alle veline dei partiti comunisti e non deve riconoscenze particolari a chi impugna, nel 2007, l’ideologia della falce e martello: è cosciente del sangue di Budapest, di Praga, delle Repubbliche Baltiche, della mutilazione assurda dell’Istria costiera. È cosciente delle responsabilità di quel sangue, e delle motivazioni. Non è parte di quei cittadini intossicati dalla menzogna: la menzogna atroce di chi si spaccia per difensore del popolo e dei poveri, quando la realtà è ben differente. Domandare ai cubani per risolvere dubbi residui. Leggere questo libro per capire. Per capire che il regime regala immagini sorridenti e solari, cartoline colorate acchiappaturisti, mentre priva i cittadini delle abitazioni a sua discrezione, traslocando famiglie senza difficoltà in contesti tendenzialmente decrepiti e fatiscenti. Anche cinque persone in venti metri quadri. Succede.

Per capire che il regime propone televisione propagandistica in tutti i canali, negando la parabolica in tutte le abitazioni: la verità è una e rossa, il resto è bugia occidentale o yankee. Non a caso Varela insegna: “tutti vogliono vivere nel tg”, perché davvero nei telegiornali Cuba è un po’ tutta un’altra cosa. La stampa è libera fin quando è castrista: l’alternativa è la galera. Leggere questo libro per capire che i cubani non possono portare regali dall’estero ai parenti, a meno di non riscattarli alla dogana; e che in quella dogana passano molte ore, mentre agli stranieri non s’aprono le borse. Leggere questo libro per scoprire che per uscire dallo Stato Comunista si deve ricevere una lettera d’invito e si deve pagare per la propria libertà, pure per un breve periodo. Leggere per imparare che c’è differenza tra puta e jinetera; la jinetera è un’avventuriera, costretta dalla povertà a vendersi ai turisti: nulla la differenza rispetto agli anni di Batista. Per scoprire che ogni impresa famigliare è sottoposta a tasse fisse e percentuali orrende sugli incassi: che siano ristoranti o “alberghi”, poco cambia. E così si lavora in nero. Stipendi? Dai 5 ai 35 dollari. È morale rubare allo Stato comunista, è giusto e opportuno. Anche perché è un regime che arresta chi non lavora per lo Stato, arresta l’antisociale.

Per immaginare cosa significa affrontare regolari black out energetici: luce, acqua, gas. Non è soltanto colpa dell’embargo americano. Cuba è ricca per via del turismo. Questi beni non vengono distribuiti ai cittadini: vengono usurpati da una struttura statale nata marcia (cfr. critiche di Stirner a Marx), da una minoranza di “uguali più uguali degli altri”, per dirla all’inglese. Ed ecco il comunismo alla tv: monologhi torrenziali quotidiani di Castro; tavole rotonde senza dibattito; nessuna libertà d’espressione, ridotta libertà di movimento. In carcere giornalisti e scrittori indipendenti. E il salario non basta nemmeno per mangiare. Questo è il Sol dell’Avvenire.

Il Comunismo – noi Europei sentiamo suonare campane già note – si ripete: a scuola propaganda e obbedienza al regime sono tratti distintivi dell’insegnamento; la sanità è grottesca, igiene minima e stanze malsane. Il popolo deve inventare la vita, sopravvivendo al comunismo e alla violenza della polizia, convincente arma del regime. Si viaggia su strade dissestate quando inesistenti. Magari su vecchie carrette URSS, a nafta. Il libro è completo di annotazioni sulla speciale dieta cubana, sui rapporti tra le varie etnie, sul machismo e sulla condizione degli omosessuali (cfr. esordio di Torreguitart Ruiz, “Machi di carta”), sulla sorte misteriosa di Allende e sui curiosi reportage della rivista di Minà.

Cuba è un luogo dell’anima, per Lupi. Un punto a capo, un intervallo, una fonte di rigenerazione. Speriamo che la controrivoluzione possa restituirgli l’isola, e che negli anni a venire possa raccontarci gli anni primi e fioriti di Cuba libera e democratica.

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Il libro si apre con il solito omaggio a un autore amato: è Jose Martí, sebbene nell’introduzione (“Fuori dal coro”) Lupi si riferisca a un frammento, probabilmente estromesso all’ultimo istante, del poeta repentista Alexis Diaz Pimienta.

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Ho cominciato a scrivere un libro sulla vita quotidiana a Cuba nel 2000, dopo i miei primi viaggi e dopo molte lettura cubane. Devo dire che è stato un bene non aver trovato un editore e aver ricevuto valanghe di rifiuti per la prima stesura del libro intitolata Vedere Cuba dalla parte dei cubani. Quel testo era troppo didascalico e lacunoso, tirava conclusioni affrettate, era il libro di un turista (ce ne sono fin troppi!) e non di un vero conoscitore di Cuba. Adesso sono contento del prodotto. Ho salvato il salvabile dal vecchio testo e l’ho integrato con nuove riflessioni e considerazioni sulla vita quotidiana. Ne è venuto fuori un buon libro, forse il solo testo italiano che racconta Cuba dalla parte dei cubani, senza retorica e senza peli sulla lingua. È un reportage narrativo che si pone lo scopo di far conoscere la cultura cubana a chi non ne sa niente e soprattutto libera la mente dagli orpelli rivoluzionari e da troppi luoghi comuni. A Cuba non è vero che tutti hanno il minimo garantito per campare, che la sanità funziona e che la scuola è perfetta. È tutta propaganda. Sorpresi? Leggete il libro e scoprite il resto...” – svela Gordiano Lupi nel maggio 2007.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Gordiano Lupi (Piombino, 1960), romanziere, poeta, saggista, recensore, soggettista, sceneggiatore, traduttore, editore italiano.

Gordiano Lupi, “Almeno il pane, Fidel”, Stampa Alternativa, Viterbo 2006. Collaborazione bibliografica: Maurizio Maggioni. Contiene una bibliografia essenziale.

Gianfranco Franchi, maggio 2007.

Prima pubblicazione: Lankelot.