Un sedicente regista nordamericano di nulla fama ottiene fondi pubblici italiani per fare film fittizi. Campa non si sa di cosa per tanti anni e poi finisce sotto processo per avere ucciso moglie e figlia, abbandonate senza pietà a Villa Pamphilj. Camminava in mezzo a noi, l’americano.
Un gruppo di ragazzini viziati e sregolati guida una microcar nera e prende a calci passanti a casaccio, per puro teppismo, e finisce per mandare un artista quarantenne in terapia intensiva. Succede dietro casa mia. Il giorno prima avevano picchiato una ragazza che tornava a casa. Sconosciuta, e senza ragione. Se ne parlava nei gruppi facebook del quartiere. Niente.
Un tipografo del “Messaggero” viene assassinato in mezzo alla strada per errore. Le brigate nere lo prendono per un cronista, forse manco amico suo. Accadde dietro casa di mia sorella. C’è una targa, adesso, che non legge mai nessuno. Dice che ne hanno pure tolta una al “Messaggero”. Dice, “tanto ormai…”.
La Banda della Magliana sale a Donna Olimpia per vendicare la morte di uno dei loro capi. Regolamento di conti in mezzo alla strada, un bambino usato come scudo. Succedeva quando ero troppo piccolo per capire dove mi trovavo. Vendicavano “Er Negro”, quello che voi chiamate “Er Libanese” e magari ne avete fatto un mezzo mito, perché… non so perché. La serie tv? Davvero?
Un ragazzo nordamericano viene ritrovato morto in un garage, dietro piazza Fonteiana, in una strana posizione. Dicono che è uno “strano suicidio” e poi non dicono più niente. Mezzi articoli, mezze cronache, mezzo detto e mezzo non detto. Non si sa. È andata, no? Ma chi era, poi?
Ragazzini seviziati a Villa Sciarra, negli anni in cui c’erano ancora i pavoni a spasso in mezzo alla gente. Diceva il giornale che quel bruto “era stato denunciato per analogo episodio nel febbraio scorso”. Vi siete dimenticati tutto? Che giocattolo strano la memoria…
Posso raccontare così ciò che di oscuro abita nel mio quartiere – per i casi estremi, per gli episodi più eclatanti e ovviamente presto rimossi, quelli che magari avete letto anche ad Acqui Terme o a Taormina, pensando che fossero accaduti in chissà quale contesto degradato, qui nell’oscura, antica e sbagliata capitale della “Repubblica Democratica fondata sul lavoro”. Macché. Nessun contesto degradato. Ma quale degrado. Appartamenti da 4 o 5 o 6mila euro al metro quadro, nei paraggi di quelle strade che ho nominato (dipende dai soliti fattori che tutti conoscete, quel prezzo). Professionisti di tutto rispetto a vivere nei paraggi. Parecchi artisti, più o meno improbabili, ogni giorno a tirare a campare. Altri artisti di chiara fama, giganti italiani con fama europea. Tanta gente che lavora per gli ospedali. La solita pletora di statali. Cosa c’è allora che non va a Monteverde e in generale in questo quadrante di Roma, ex borgata (per chi vuole tenere viva la memoria) e più ancora ex campagna romana? Perché finiamo sempre più spesso in mezzo noi, a queste storie tremende? Che ci sia qualcosa nell’acqua che beviamo? Magari in certe case passa quella di un vecchio acquedotto e in altre…no? Mi sa di no.
Provo a dire due parole, forte di una presenza famigliare, quella del cognome che porto, antica ormai 73 anni, cioè tre generazioni intere, da queste parti. 1953.
Comincio con un po’ di domande che rivolgo a tutti. Cos’è la legge, e cosa sono le regole? A cosa serve rispettare la legge, a cosa rispettare le regole? Chi fa rispettare la legge, e come la fa rispettare? Escludendo e risparmiando chi, più o meno platealmente, e… perché? Che succede quando c’è una regola che vale solo per certi di noi e non per tutti quanti? Che succede quando ci sono così tanti impuniti a piede libero? Siamo sicuri che sia solo questione di appartenenze e di equilibri di potere? Solo questione di “capitali delicati”? Cosa succede quando, in un quartiere romano di circa 85mila abitanti (paraggi inclusi), passa il principio che la legge esiste solo quando fa comodo e le regole sono, mediamente, una gran rottura di palle e che c’è un inganno o un sotterfugio o una scusa per tutto? Che i contratti sono, periodicamente, carta straccia, i regolamenti condominiali carta buona per quando piove in casa, i carabinieri dei ragazzini meridionali venuti a prendersi uno stipendio come un altro, vestendo una divisa ottocentesca? Che si può lavorare in nero, più o meno alla luce del sole, tanto c’è un amico che aggiusta le carte e sistema tutto più o meno in ogni ufficio e a volte in qualche curiosa caserma? Che si possono fare scritte offensive, minacciose o diffamatorie sui muri del quartiere o magari sotto casa del “nemico” ma misteriosamente nessuno muove un dito, nemmeno di fronte all’evidenza, nemmeno sapendo chi è stato? Che certe palazzine, certe case o certi box auto si possono occupare, magari dopo aver chiesto un parere a qualche timbracarte che fa impicci con gli uffici giusti e qualche oscuro sindacato?
“Tanto nessuno denuncia perché poi ci deve rimanere, a vivere, in quella strada, e che fa, si mette contro tutti?” e “So che ha denunciato ma non è successo niente. Dice che serve il magistrato, dice che in caserma trascrivono e basta, sai quante ne sentono, poracci?”, “No, non hanno più tempo, loro seguono solo le cose più pesanti, mica le nostre” sono solo tre delle varianti più popolari. Esito: inerzia, negligenza, abbandonismo, pressapochismo, giustizia fai-da-te nei casi disperati. Devo dire che ne ho sentiti pochini, di casi di giustizia fai-da-te, qui a Monteverde. Quindi o sono particolarmente efficaci oppure…manca la disperazione o manca l’impazienza. Non so cosa manca. C’è in compenso una capacità di sopportazione e di mediazione che merita saggi di antropologia comparata. Perché qui ci scontriamo con una metà oscura capace di cose raccapriccianti, si sarà capito, e forse inattese perché uno pensa “a Monteverde abitava Pasolini”. Invece no, oppure “forse è proprio quello il punto di partenza. Sei sicuro di avere capito chi e cosa altro era Pasolini?”
Che succede quando, in certe scuole, non esistono più meccanismi punitivi? Che succede quando, in certe scuole, passa il concetto che si devono includere tutti, proprio tutti? Che succede quando, in certe scuole medie, non esistono più sospensioni o espulsioni? O quando magari le bocciature vengono decise dai genitori del “bocciabile”, contro ogni evidenza di inadeguatezza? Come crescono certi “under 14” quando non hanno limiti e non hanno punizioni per le loro condotte sregolate, tanto a scuola quanto nei paraggi della scuola? Come si comporteranno, passata la fatidica soglia dei 14, e… di cosa e di chi avranno mai paura, dato che non hanno conosciuto l’autorità?
Che succede quando, in certi condomini, singole famiglie possono fare 15mila o 25mila euro di debito, e perché certi amministratori lasciano fare? Che succede quando possono fare abusi edilizi di ogni genere o possono sfasciare e sostituire i contatori dell’acqua o i contabilizzatori del calore? Che convenienza hanno gli amministratori a lasciare fare certi soggetti, e… cosa rischiano a recuperare crediti con certi soggetti? Che tutele hanno? Da parte di chi? Che succede quando il vicinato si ammutolisce per le paure di rappresaglia e quindi certi violenti vengono lasciati liberi di essere violenti e… c’è chi chiama aiuto e nessuno risponde? E che succede quando invece capita che qualcuno chiama aiuto e trova chi lo o la difende? E che succede quando si viene minacciati, magari sotto casa o in mezzo alla strada, di fronte a testimoni, tutti spaventati e chiaramente muti? E quando si viene aggrediti, magari davanti alle telecamere? Succede qualcosa, vero, qui a Monteverde? Mmm. Questo è un quartiere un po’ magico. Dicevano gli inglesi, “expect the unexpectable”.
Che succede quando nei Licei i centri sociali possono liberamente volantinare, tramite i loro giovani scherani, magari classe per classe, durante l’orario di lezione? O magari sparare fumogeni, già nei primi giorni di scuola, annunciando occupazioni (ovviamente tollerate) e cantando cori anni Settanta sulla legittimità delle violenze contro gli antagonisti politici? Che succede quando i danni, in queste scuole, non li pagano le famiglie dei giovani sedicenti rivoluzionari, falce e martello e tanta voglia di spaccare le cose di tutti, in nome di non si sa più che cosa? Chi paga al posto dei genitori di questa gentaglia? Paghiamo noi. Pago io.
Che succede quando non possiamo più andare a Villa Pamphili o a Villa Sciarra con il nostro cane al guinzaglio perché tanti nostri concittadini devono tenere i cani o il cane sguinzagliato, “perché tanto è buono” e via dicendo? Chi tutela il nostro diritto ad andare nei parchi rispettando le regole, quando i nostri concittadini sono ostili alle regole e nessuno più le fa tutelare? Perché devono comandare i “romanari”, da queste parti? Che succede quando abbiamo paura a lasciare qualunque cosa in macchina, perché arrivano i soliti noti e spaccano il vetro e portano via tutto?
Che succede quando chiunque conosci ha subito almeno il furto di un’auto, di una moto, di una bicicletta, di un telefonino o addirittura un furto in casa? E magari più di uno? Succede che sale il valore dell’appartamento al metro quadro, giusto? Pare di sì. Chiedete agli amici.
Mi fermo qua. Cos’ha Monteverde che non va? Non parlo di Roma, perché Roma è troppo grande (oltre 330 quartieri. Trecentotrenta. E una ventina di rioni storici, consegnati agli americani e alla sordida catastrofe antropologica di “turismo selvaggio”). Parlo di Monteverde. Qui a Monteverde non c’è mai stato niente, per almeno venti secoli, forse trenta. Questo è un non-luogo diventato qualcosa nel Novecento, e… qui le regole esistono solo finché lo volete voi, va avanti tutto per inerzia e buona volontà e buone abitudini, e tanto volontariato. Ci sono delle persone bellissime, persone bellissime che resistono e costituiscono un argine vivente a questo disastro – è la metà solare di questo luogo misterioso e sporco. Ormai li riconosco dal sorriso, dai cani che portano a spasso, dalla tenerezza e dal coraggio (esiste). Ci sono persone, in questa ex campagna sconsacrata e trasformata dalle ville e dai palazzi, persone che forse possono cambiare davvero il mondo – o almeno, il destino di certe vicende, qui in Italia, qui a Roma. Scriveva quel poeta tedesco, “Wo aber Gefahr ist, wächst das Rettende auch”.
Significa, più o meno, “Là dove è il pericolo, cresce anche ciò che dà salvezza».
Poteva succedere in tanti altri quartieri. Sta succedendo, di nuovo, di tutto, proprio qui.
Io non sono più stupito da niente. Mi aspetto ogni giorno qualcosa di peggio. Eppure, oppure.
Gianfranco Franchi, ottobre 2026.
Monteverde (a metà tra vecchio e nuovo, nella via di Fons o Fontus e… nella via di suo padre Giano)
