Una giornata a Milano

Una giornata a Milano Book Cover Una giornata a Milano
Francesco Permunian
2012
9788882370097

I vecchi maestri insegnano che nell'esordio di un autore è già incisa la fortuna della sua opera omnia; vezzi, limiti e capricci: potenzialità, intelligenza e respiro, tutto si può leggere nell'opera prima, tanto si può divinare. E allora potremmo giocare a raccontare la letteratura del veneto Francesco Permunian, poeta e scrittore e bibliotecario classe 1951, fondandoci soltanto sulle critiche che ricevette tra 1999 e 2000, in coincidenza con la pubblicazione della sua allucinata “Cronaca di un servo felice”, apparsa per la Meridiano Zero di Marco Vicentini, da Padova. Vediamo un po'.

Scriveva Giulio Mozzi, su “Alias”, che dopo aver letto Permunian era rimasto per qualche giorno senza parole: “Tutta colpa della lingua: che è perfetta, spiccia e sprezzante, furente; che tiene insieme tutti questi contenuti orrendi, nominando ogni cosa col suo nome, evitando ogni splatter, restando controllatissima anche quando - spesso - diventa invettiva e insulto”.

Fulvio Panzeri, su “Avvenire”, registrava una “scrittura tagliente che privilegia il grottesco e le situazioni al limite”, mentre la compianta Maria Corti, su “Autografo”, parlava di “geniale e originalissimo libro creativo, a cui si addice anche il termine 'romanzo'”. Per Emanuele Trevi, su “Liberal”, eravamo dalle parti di uno “strepitoso romanzo d’esordio”: la ragione era presto detta. “Il libro pazzo e disperato di Permunian non assomiglia a nulla, così come il suo protagonista, servo e 'gentiluomo', non assomiglia a nessuno. Più che un uomo è uno sguardo: e la storia che ci racconta, una cronaca di grottesco disfacimento provinciale, con gran confusione tra vivi e morti, non esiste al di fuori della sua voce, del suo, lievemente abietto, furore”.

Gian Paolo Serino, su “Pulp”, parlava di un libro “Sorprendente e spiazzante”: e osservava che “al di là della trama, spesso paludata, si percepisce che la sua non è narrativa ma letteratura”. Giovanni Pacchiano, sul “Corriere della Sera”, provava a dare le coordinate del pianeta permuniano: “Vicino, se mai, agli estri fantastici di una pressoché autoctona cultura veneta (Comisso, Berto); e, ancor più, ad autori dell’Est. Gli illustri bizzarri, i manipolatori di sogni, i maniacali: Gogol, Schulz, Gombrowicz” e infine Bruno Quaranta, su “TTL”, pontificava: “Permunian incede sfoderando inchiostri astuti, esatti, sapidi. Talvolta sfiora la razionalità fantastica di un Piovene, talvolta il passo fantastico tout court di un Buzzati. La Grazia (le avvisaglie non difettano) potrebbe, un giorno, perforargli le mani. Sacro è il profano”. Amen.

Sono passati quasi quindici anni, e Permunian ha pubblicato due libri per Rizzoli (“Camminando nell’aria della sera”, 2001 e “Nel paese delle ceneri”, 2003), uno per Quodlibet (“Il principio della malinconia”, 2005), uno per Diabasis (“Dalla stiva di una nave blasfema”, 2009) e uno per la Nutrimenti, il recentissimo “La casa del sollievo mentale”. E cosa è cambiato? A ben guardare, la maggioranza assoluta della critica riconosce, oggi come allora, che il veneto Permunian è un fuoriclasse: nella letterarietà, e nella rabbia. E che è uno che sa rappresentare, come ha scritto la sua massima sostenitrice, la letterata Benedetta Centovalli, un “mondo straordinariamente mostruoso e delirante, comico e disperato, tragico e grottesco da cui emerge una provincia corrotta e devastata che altro non è che il ritratto della nostra cattiva coscienza”.

In questo suo breve, buffo e cattivo inedito, “Una giornata a Milano”, l'iconoclasta e corrosivo satiro veneto gioca a fare pezzi il circo delle patrie lettere nella città che rovinò Bianciardi; e prende e sgretola la mascherata furba del comunista d'avanguardia tramutato, per incanto, in mistico francescano, diciamo à la Giovanni Lindo; e resta poi basito a osservare l'ex prima linea extraparlamentare meneghina trasformata in borghese e chioccia claque, opportunista e acchiappona, e le veterofemministe più fanatiche convertite in autrici di grido (radical chic!), uncinate come un tempo a pagani riti di sorellanza, subito post presentazione, e relativa uterina omelia. Infine, ecce cameo di ammennicoli e strafanici vari, sadomaso. Congedo, alè. Che bravo.

Gianfranco Franchi, 16 gennaio 2012.

Scritto per Satisfiction. Rimasto inedito, sin qua.

Su un racconto di Permunian, destinato a Satisfiction (e rimasto, almeno a giugno 2016, inedito)