Le lettere di Berlicche

Le lettere di Berlicche Book Cover Le lettere di Berlicche
C.S. Lewis
Mondadori
2000
9788804487791

Un elegante scherzo da prete in tempo di guerra; un quaderno di sofismi cattolici; una conferma inconfutabile dell’avvenuta conversione (a firma J.R.R. Tolkien) al cristianesimo (e alla relativa catechesi in forma complessa, anglicano-romana) del filologo e letterato nordirlandese C.S. Lewis. Questa la sintesi del popolare (per quanto questo aggettivo abbia senso, in ambito letterario, in Italia) libello – moraleggiante e satirico – di Clive Staples Lewis, detto Jack, originariamente pubblicato sul “The Guardian” proprio nei tristi giorni del secondo conflitto mondiale del Novecento. “The Screwtape Letters” – per noi italioti, “Le lettere di Berlicche” è l’epistolario di un funzionario di Satana: sta addestrando il nipotino, il giovane apprendista Malacoda, demone, alla dannazione di un uomo. Trentuno le lettere (capitoli).

Nella premessa, “Jack” ci avverte che due sono gli errori nei quali si incappa, tendenzialmente, rapportandosi coi demoni: il primo è non credere alla loro esistenza; il secondo, paradossalmente, è avere troppo interesse nei confronti del loro potere. Non a caso, i diavoli si rallegrano d’entrambi gli errori; amano molto il materialista e il mago. Prima d’avviarci nella lettura, veniamo ammoniti: il demonio è un bugiardo, quindi Berlicche potrebbe mentire.

Io ammonisco il neofita: Lewis è un “cattolicarca”, altro non sente che quelle campane che qui a Roma suonano non lontano da casa mia, a dispetto della fede anglicana. Se siete allergici, tenetevi alla larga. Io sono ormai indifferente, azzardo e m’avventuro.

Il libro s’apre con un richiamo a Lutero e Moro, tesi entrambi a ricordare – altro paradosso autoriale – che il demonio non tollera la beffa; del resto, beffa è e rimane questo libro. Nel testo si discute – naturalmente, dobbiamo invertire tutto per riconoscere gli insegnamenti e le credenze di Lewis – di materialismo (Malacoda deve convincere il suo ragazzo che è la filosofia del futuro; non che sia vero, ma che sia “forte”), della debolezza della Chiesa (non episodiche le bastonate nei confronti di quei pastori d’anime e di quei fedeli che mostrano condotta differente da quella richiesta e imposta dal loro Dio; la chiesa è dipinta come “alleata involontaria” del Maligno), della preghiera (fondamentale che venga evitata, spiega Berlicche).

Al lettore in crisi religiosa per via degli orrori bellici, dei bombardamenti e dei massacri d’innocenti, viene così affidato un breviario laico: si viene avvertiti della pericolosità dei propri momenti di debolezza (il demonio è in agguato!), dal terrore al lutto, fino al dolore fisico; si viene invitati a mantenere sempre pace e armonia nelle case, perché certi veleni sono davvero principio dell’avvento di qualche diavoletto a seminar zizzanie e cattiverie ulteriori; si ricorda – ma è un leit-motiv delle Letterature del Novecento, pure in contesti diversi; cfr. distopie sui regimi – che la paura è il primo alleato del demonio. Si ribadisce – a tutto spiano – che il vero nemico è il materialismo; è un chiodo fisso di Berlicche, il potere del materialismo. Perché gli esseri umani “sono anfibi: mezzo spirito e mezzo animale” (p. 33) quindi sono facilmente portati a cadere vittima di certa – come dire – prepotente presenza della materialità.

Lewis sa bene che non dovrebbero essere mai incoraggiati gli estremismi e ci ricorda che ogni estremismo è uno strumento del male. È un sentiero in discesa, a valle c’è la perdizione. Berlicche suggerisce che i giovani più fragili siano quelli che oggi chiameremmo figli del relativismo; ossia quelli ben lontani dalle antitesi “vero-falso”, altrettanto suggestionabili alle lusinghe del male sono i vanitosi, i lussuriosi, gli orgogliosi; i lussuriosi, in particolare, vengono confusi con i “monogami relativi” (qui si parla chiaro: “monogamia assoluta” o “astinenza”, niente vie di mezzo) e con gli amanti; deprecabile e tutto letterario questo fenomeno dell’innamoramento, luttuoso e rovinoso per altri che non siano diavoli. L’ambiente medio-alto borghese, in questo senso, è una garanzia per i Berlicche: disimpegno, distacco da tutto, divertimento e puro edonismo; serbatoio inesauribile per l’Inferno. Soprattutto – e in questo caso non si può non condividere – Lewis è notevole nel bastonare per bene chi è troppo possessivo (“mio” è un aggettivo che dimentica “dio”: questa sembra essere la morale. Niente c’appartiene, niente è per sempre a parte colui che è).

Potente la percezione di equivalenza tra “sentire” e “agire”: Berlicche sostiene che nel momento in cui il giovane cada preda dell’inerzia e della pigrizia allora s’attutisce progressivamente la sua capacità di sentire. L’inazione massacra la pulizia dell’anima. Altrettanto accattivante la digressione sul rapporto tra presente ed eternità – termini cari ai Cristiani – e passato e futuro – concetti adorabili in ottica diabolica, per via della prigionia nella nostalgia e dell’ansia figlia dell’ossessione per ciò che dovrà essere: “Il presente è infatti il punto nel quale il tempo tocca l’Eternità” (p. 61).

Non manca – magari come annuncio della sensibilità fantastica altrimenti e altrove mostrata da Lewis: cfr. “Le cronache di Narnia” – una bella metamorfosi di Berlicche in un millepiedi; quella lettera è infatti firmata da un suo dipendente. È l’unico momento puramente letterario – purtroppo breve e comunque incisivo – d’un libello che voleva chiaramente predicare; eccome se ha predicato, soprattutto contro liberali e marxisti, laddove Berlicche esorta a distorcere il messaggio del Cristo contemporaneizzandolo e ideologizzandolo. Magari la descrizione della metamorfosi non ci sarebbe dispiaciuta, ma mi rendo conto che è bene attendersi fuochi d’artificio, in questo senso, altrimenti e altrove.

Pronto per la ristampa in migliaia di parrocchie. Ma gustosetto per chi non s’offende quando qualcuno dice “non capisci niente: io possiedo la verità, è mia” – cattolico, buddista, islamico, comunista o quel che sia. L’umile consiglio di chi scrive è semplice: tenetevi alla larga da chi dica “Verità”, anche se si spaccia, ridacchiando, per diavolo (con tanto d’acqua santa alla cintura). Ricercate, sempre: ricercate, tutto. E dubitate di tutto. È facile fermarsi a una lettera che non conosce – unica tra le opere letterarie – il dogma della filologia.

Parlo dei Vangeli, apocrifi inclusi. Che pare siano stati stesi un secolo circa dopo quell’anno che chiamiamo “zero”. Qualcosa vorrà dire. O forse no. Ha importanza? La fede suggerisce di no. Scegliete da che parte stare.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Clive Staples Lewis, detto Jack (Belfast, 1898 – Oxford, 1963), romanziere, filologo, saggista e letterato irlandese. Insegnò Lingua e Letteratura Inglese ad Oxford: là, assieme a J.R.R. Tolkien e Charles Williams, fondò il circolo degli Inklings.

C.S. Lewis, “Le lettere di Berlicche”, Mondadori, Milano, 1979. Traduzione di Alberto Castelli.

Prima edizione: “The Screwtape Letters”, London, 1942. Originariamente apparve su “The Guardian” (cfr. Wiki Eng)

Gianfranco Franchi, aprile del 2007.

Prima pubblicazione: Lankelot.