Il granduca

Il granduca Book Cover Il granduca
Mario Martinelli
La Grafica
2007
9788886757584

“Trovarsi lì, in mezzo a quei monti feroci, era tutt'altra cosa da quanto si era immaginato; e questo generava onde emotive di variabile intensità. Non era facile mantenere il governo della propria barca quando si affrontavano le più impervie; il rischio di venirne travolti poteva essere pesante. Così, sulla scia di una rotta senza meta, ma dalle incognite promesse, si svolgeva, di ora in ora più sorprendente, il cammino dell'uomo venuto in quel mondo a ritrovare il proprio passato” (Martinelli, “Il granduca”, p. 60).

Misteriose rune, feroci gatti selvatici, una montagna antica e inviolata: questi sono gli assi portanti del “Granduca”, nono libro del prolifico scrittore montanaro Mario Martinelli, jobrero. È un romanzo allegorico-iniziatico, a dispetto della patina emi-gialla. È la storia di Luino, che sembra un forestiero ma in realtà è semplicemente un emigrante che sta tornando a casa, cinquant'anni dopo. Torna parte in memoria del fratello morto, parte per riscoprire la sua essenza paesana e montanina. Torna a guardare quei colori che non aveva mai dimenticato: il giallo sprigionato dalle betulle sotto il sole, il rosso dei boschi tra la Val Scodella e la Val Larga, a dare vita a un'armonia catartica.

Torna in una terra, quella della Corte, che ospita più camosci e caprioli che esseri umani: poche case ma molto dignitose e molto spartane, come lo spirito di chi le abita. Torna, per fronteggiare questo suo passato come fosse una cima leggendaria, quella del Grosserherzog. Nessuna croce in cima: “Ciò aveva conferito al G. un significato simbolico di verginità, di purezza, di tabù; per la popolazione locale le antiche divinità pagane vi risiedevano ancora, come in una sorta di Walhalla, da cui osservavano con distacco le vicende degli esseri umani” (p. 11). In un certo senso è bello che rimanga vergine, che nemmeno il pensiero possa sfiorare certe altezze; può significare l'accettazione dei propri limiti, può significare la decisione d'amare la natura per ciò che è, senza doverla vincere, modellare, alterare, dominare.

Martinelli è sempre abile nel raccontare la serenità (sostanzialmente, l'atarassia) dei montanari, ed efficace nella descrizione di quanta quiete e quanta semplicità vada dominando e caratterizzando le loro vite. L'artista ci restituisce suoni famigliari (“scampanellare di padelle”) e odori peculiari (“il profumo della polenta”), ribadendo un antico Vangelo: “La montagna è per sua natura benefica, sta all'uomo impararne il linguaggio, ascoltare i suoi consigli, prestar fede ai suoi moniti, e seguire, umile, a capo chino, la sua guida materna” (p. 51).

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L'alpinismo – insegna Martinelli – nasce nel periodo del Rinascimento, rivelandosi qualcosa di diverso da uno sport. “Una filosofia, uno stile di vita, che porta a sperimentare la vicinanza con il cielo, i mistici momenti vissuti al massimo grado d'intensità, le estasi di profonda unione con il tutto. Le vette non solo danno all'uomo la facoltà di conoscere i propri limiti, ma lo assurgono a testimone del miracolo che permea tutto l'universo; gli offrono un assaggio del paradiso, a cui dovrà rinunziare al momento della discesa, portandone però il ricordo nel cuore, che lo accompagnerà per tutta la vita” (p. 91). Ma un montanaro non è un alpinista. Non vuole record, non cerca gloria. Cerca silenzio e pace; cerca, sempre, la voce di Dio.

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E questo è quanto. Concludo qui il mio viaggio nella narrativa di questo inatteso outsider della Vallarsa, felice d'averlo scoperto grazie al bel libro di Fiorenza Aste, “Il Montanaro”. Proprio come il protagonista del “Granduca”, anche Martinelli è tornato, dopo tanto tempo, nel suo paese, tra le sue montagne, per ritrovare sé stesso, e guarire dal male. Ha scoperto che una delle strategie del male era disintegrare i limiti: la montagna gli ha restituito il gusto dell'armonia, dell'equilibrio, dell'autocontrollo; e ha saputo farlo tornare ad amare la vita, con intensità e generosità almeno commoventi. Ne scrive, e quando ne scrive cura le nostre anime stinte dalla frenesia e dall'ipocrisia delle vite metropolitane. Ma voi non diteglielo. Non ancora.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Mario Martinelli (1962), scrittore e montanaro di Obra, Vallarsa.

Mario Martinelli, “Il granduca”, La Grafica, Trento 2007.

Gianfranco Franchi, marzo 2010.

Prima pubblicazione: Lankelot