Giovane Adamo

Giovane Adamo Book Cover Giovane Adamo
Alexander Trocchi
Socrates
2003
9788872020173

È un libro cupo e irrimediabilmente desolato. Non filtra speranza e non filtra nessuna solarità: il protagonista è un assassino che non conosce pentimento e non riconosce nessuna morale. Fluttua, nella vita, come il cadavere della sua ex compagna, incontrato nelle prime scene, lungo la corrente.

Joe non è uno sconfitto, perché non esiste sistema o rivale o scopo nella sua esistenza: Joe è una foglia morta che s’avvicina ogni giorno di più a una terra che non vuole ancora accoglierlo. E non accetta d’esser oggetto della volontà di altri. Non può essere passivo: Joe ambisce alla non-essenza, a una convergenza in ogni cosa che ha il sapore della cancellazione. Questo frammento, a tale proposito, è interessante.

“Per me il luna park era stato in parte un incubo, un dramma intimo. Ero stato ingabbiato senza essere veramente coinvolto in qualcosa che non aveva niente a che fare con me, e, essendo impelagato in questa cosa, avevo perso il contatto con me stesso, con la mia strada. E ora all’improvviso, non appena mi allontanai dagli altri, mi accorsi di non essere più costretto, e il mondo ritornò a esistere per me, non come un elemento estraneo da osservare, ma come un ambiente in cui potevo immergermi, le cui parti erano semplicemente un’estensione del mio essere, o, in altre parole, erano la mia continuazione e io la loro”.

Possiede donne con grande facilità. Non ne ama nessuna, e nessuna può amarlo. Non è un eroe dongiovannesco, accecato dal sole dell’eterno femminino: è un uomo che asseconda l’istinto riproduttivo, capace di cogliere infimi dettagli fisici e del tutto cieco a qualsiasi riflesso dell’anima.

Un tempo voleva essere un romanziere. Ma trovava falsa tutta la letteratura. Non aveva una trama e non aveva personaggi da raccontare. Voleva “iniziare con il presente, qui, ora”. Scrivere quel che nessuno aveva mai scritto in precedenza: il libro della vita. L’esito era l’incontro con il niente: l’immobilità, l’isolamento più paludoso, la riduzione a zero della sua creatività.

Al principio della vicenda narrata, si trova da tre mesi a bordo d’una chiatta. A bordo con lui, Ella, proprietaria dell’imbarcazione, suo marito Leslie e il figlioletto, Jim. Leslie è un uomo semplice. Ha cinquantacinque anni, una naturale predisposizione agli alcolici e alle freccette, una vita erotica del tutto assopita. Ella ha circa trentacinque anni. Joe crede che disprezzi il sesso. La osserva senza esserne attratto da mesi, mentre si dedica a ordinare e pulire la barca o a cucinare. È giunonica e trasandata.

Joe è un estraneo a bordo d’una chiatta che naviga per la Scozia. Si presta a un lavoro che lo aiuta, ancor più, a dimenticare d’esistere. Sopravvive a se stesso, cercando d’annullarsi. Fin quando, lungo la corrente, appare “l’oscena e spaventosa” figura d’una ragazza morta. La sua ex ragazza. Soltanto poche ore prima, erano assieme. L’estraneo alla vita è inerte e indifferente.

Joe, narratore in prima persona, si osserva allo specchio. “Niente fuori posto, eppure tutto lo era, perché fra me e lo specchio esisteva la stessa distanza, la stessa discontinuità che avevo sempre avvertito fra le azioni commesse ieri e la mia attuale consapevolezza delle stesse”. È uno smarrito, un non più adatto. Giudica ingannevole la struttura stessa della vita. È la parola ‘io’ a “essere arbitraria, a racchiudere in sé la propria inadeguatezza e la propria contraddizione”. “Io” non esiste. Lo specchio è un’illusione destinata a dissolversi.

Intanto, la navigazione procede. Tirato a bordo il cadavere, Leslie e Joe chiamano la polizia. Cathie è seminuda: gli inquirenti penseranno a un delitto passionale. Joe non sente rimorsi. Non si sente colpevole. Non confessa niente alle forze dell’ordine. Pazienta, perché in fondo Cathie è inciampata e affogata. Lui non l’ha toccata, ma non ha neppure tentato di salvarla. O forse, pazienta perché “io” è una parola arbitraria, e allora la responsabilità non è di nessuno. Intanto, dal momento in cui per la prima volta il cadavere viene tirato a bordo, Joe scopre che Ella è una donna attraente. Quella sua femminilità trascurata e ferina, d’un tratto, si rivela irresistibile. Non importa neppure che Leslie li scopra. Deve averla. Ella, dapprincipio, sembra ignorarlo: senza rifiutarlo apertamente. Joe giudica tutto questo come “prova della sua esistenza”: avverte “un senso di potere”. “Avere un potere senza esercitarlo direttamente, essere distaccato eppure potente, stare lì, silenzioso e indistruttibile come gli dei – questo vuol dire essere un dio, questo il motivo per cui esistono gli dei”.

E questo frammento, più d’ogni altra pagina, illumina il lettore a proposito della mente del protagonista-narratore dell’opera. È uno scrittore che non scrive più: vive una vita che s’illude di determinare, come se la scrivesse. È un Creatore: si giudica un Dio.

Ma è un Dio che al suo risveglio, ogni mattino, ha l’impressione di trovarsi in una bara. “Ogni volta che mi succedeva, mi rendevo conto solo dopo di essere stato tratto in inganno dal pensiero; perché non ci si può rendere conto con la vista di essere circondati su tutti i lati dalle pareti di una bara. Non appena si vedevano le pareti, non appena entrava la luce, non si poteva più essere tagliati fuori dal mondo e quindi la ristrettezza della bara si sarebbe disintegrata”. La disintegrazione è la segreta ambizione, o la segreta speranza, del narratore. Si legga, a questo proposito, l’ultima riga del romanzo. “Disintegrazione” è un concetto chiave. Il creatore che ha fallito e che non si riconosce in una dimensione che non vuole cambiare assecondando i suoi voleri non può avere altra ambizione: la cancellazione di se stesso e del sistema intero.

Il libro è strutturato in tre parti, divise rispettivamente in cinque, quattro e due capitoli numerati progressivamente. Nella prima, assistiamo alla progressiva esplosione della passione tra Ella e Joe. Irregolarmente, nella mente del ragazzo tornano frammenti del suo passato con Cathie. È ossessionato non dalla sua morte, ma dalla visione del suo cadavere. Non sente sensi di colpa.

Nella seconda parte, rivela l’origine dell’accaduto, spiega l’incidente e assicura che non si rivolge alla polizia perché persuaso di non essere creduto e di cadere vittima degli strali della moralista Glasgow. Poco a poco, confuso dalle memorie del suo passato e infastidito dai progetti di matrimonio di Ella, già convinta a divorziare da Leslie, si dedica a nuovi amorazzi e a varie avventurette. Qualunque donna appaia sul suo cammino è una potenziale compagna. Perfino la sorella di Ella, vedova da poco. Joe s’accoppia, non ama.

Al termine della seconda parte, Ella torna da Leslie. Nella terza, Joe assiste, da privato cittadino, al processo a carico dell’amante di Cathie, giudicato responsabile della sua morte. Saperlo prossimo alla condanna a morte non lo commuove e non lo spinge alla confessione. Joe può soltanto scrivere un bigliettino anonimo al giudice, senza eccessive illusioni sul successo della sua misera azione. È un creatore che decide quando e come incidere nella vita. Fin quando non rischia la pelle. Allora si nasconde e come inebetito osserva, senza rivelarsi: non ha pietà d’un innocente che va a morire al suo posto. Vede i presenti al processo come “uccelli pronti a beccare”. Sorge quasi il sospetto che Joe giudichi tutti alla stregua di animali, eccetto egli stesso. È distaccato, silenzioso, pazzo e indistruttibile: è diventato un dio.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE.

Alexander Whitelaw Robertson Trocchi (Glasgow, 1925 / Londra, 1984) romanziere e poeta scozzese. Fu coeditore della rivista “Merlin”.

Alexander Trocchi, “Giovane Adamo”, Edizioni Socrates, Roma 2003. Traduzione di Silvana Vitale. Biografia e bibliografia a cura di Anna Battista.

Prima edizione: “Young Adam”, Paris, 1954.

Traduzione cinematografica: “Young Adam”, di David Mackenzie. Uk/Fra, 2003.

Gianfranco Franchi, gennaio 2004.

Prima pubblicazione: Lankelot.