Ash

Ash Book Cover Ash
Malinda Lo
Elliot Edizioni
2009
9788861921092

Opera prima di Malinda Lo, scrittrice e giornalista sino-americana, “Ash” è una Cenerella postmoderna, in salsa fantasy-saffica. È letteratura giovanile e giovanilista, caratterizzata da una buona vivacità espressiva e intervallata dalla narrazione di storie nella storia: nient'altro che le care vecchie favolette allegoriche di tradizione ultraclassica, raccontate con semplicità, femminilità e dolcezza. L'inversione del paradigma – l'alterazione del paradigma di Cenerentola – sta nel rovesciamento della centralità della figura maschile, del principe pretendente; qui piuttosto c'è un corteggiatore ossesso e sconfitto, e una outsider di lusso che conquista per sempre l'amore della protagonista. Cosa vi ricorda? Semplice: la gran trovata dell'irlandese Emma Donoghue, che una quindicina d'anni fa pubblicò “Kissing The Witch” (1997; IT “Il bacio della strega”, Meridiano Zero, 2007), cominciando proprio col “Racconto della scarpa”, rilettura fedele – fino a un certo punto – di Cenerentola. La Donoghue, esattamente come la Lo qualche anno più tardi, è stata proposta al pubblico statunitense come esempio di letteratura “young adult”. Insomma: la strategia è molto semplice. Insegnare agli adolescenti e ai ragazzi (anzi: ragazz*) a vivere consapevolmente e senza nessun senso di colpa la propria sessualità, quale che sia la propria identità. Questa è la morale della favola. Pardon per il calembour. Amore è amore. Sembra elementare, ma a quanto pare non è ancora così. Non sempre, non dappertutto, non per tutti. La rivoluzione, ecco, ha questo segreto essenziale e minimo: è una cosa naturale. Essere naturali sbalordisce sempre. Non so perchè.

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La piccola Aisling, detta Ash, ha perso la mamma, Elinor, da poco tempo. Era giovane e bella, e tutti dicevano avesse qualcosa di magico. Forse non abbastanza, o forse troppo per non ingelosire le creature del Bosco. Ash soffre terribilmente per la sua assenza, e non riesce a farsene una ragione. La fantasia potrà essere una via di fuga dal dolore, innocente e solare.

Ash abita col papà a Rook Hill, un paesetto giusto ai margini del Bosco. Nel Bosco non va più nessuno, da un pezzo. Intanto qualcuno giura che ci siano creature fatate e bestie pericolose. Si raccontano tante storie, sul Bosco. Si racconta dei folletti brownie, che ti sbrigano le faccende domestiche di notte in cambio d'una tazza di panna, e dei boggart, che rompono tutto quel che trovano finché non trovano dolci; degli hobgoblin, protettori o distruttori dei campi. Mamma Elinor raccontava un sacco di favole, perché era convinta fossero tradizioni, non superstizioni. Ad Ash piace tornare a leggerle, perché così la distanza con chi non c'è più s'attenua. Passa poco tempo. Troppo poco. Il papà decide di risposarsi con un'altra donna. Ash avrà delle sorellastre. Una vecchia amica di mamma vorrebbe che Ash stesse più tempo con lei, perché così avrebbe voluto Elinor. Il padre rifiuta. Maire, l'amica di Elinor, lo avverte: prima o poi qualcuno “verrà a prenderla”. L'istinto di Ash la porta fin nel bosco. E nel fitto del bosco, tutto a un tratto, incontra loro. I Cacciatori. Il loro capo è bellissimo. Le chiede di tornare indietro. Ma lei sta cercando sua madre. Non c'è alternativa. Torna a casa e scopre che suo papà s'è ammalato. Per essere curato deve andare in Città, nella Città Reale. Purtroppo non basta. Adesso è completamente sola. Con la matrigna... e con le sue favole. Lei conosce i segreti del Bosco, e nel Bosco – nel sogno – incontrerà una vita nuova. Fermiamoci qua.

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Rispetto alla Donoghue e alle sue tredici favole reinventate in rosa assoluto, il libro della Lo non è un invito a tornare alle origini, collazionando versioni vecchie e nuove delle storie: è un invito a vivere il presente con diversa intensità, onestà e semplicità, a sconfiggere e rovesciare il dolore, a imparare a riconoscere quanta magia può esistere nelle piccole cose della vita, e quanto questa magia sa essere grande disgregando dolori assurdi, e inconsolabili. Insomma: è una prima prova promettente, facile da tradurre in un buon film indipendente, prodromica – mi auguro – a una sincera futura estraneità all'harmony, etero o lesbico che sia, e magari all'invenzione di favole davvero totalmente incredibilmente meravigliosamente nuove vere contemporanee. Ne abbiamo tutti una gran fame. Sì, non vediamo l'ora di leggerle. E con questa incresciosa ma partecipata prima persona plurale mi congedo, che dopo tanto miele ho una voglia assurda di leggere Céline.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Malinda Lo (Cina, 197*), giornalista e scrittrice americana di origini asiatiche; ex consulente editoriale di Ballantine Books.

Malinda Lo, “Ash”, Elliot, Roma 2010. Traduzione di Veronica La Peccerella e Giorgio Rinaldi.

Prima edizione: “Ash”, 2009.

Gianfranco Franchi, febbraio 2010.

Prima pubblicazione: Lankelot.