Amori d’oriente

Amori d'oriente Book Cover Amori d'oriente
Giovanni Comisso
Longanesi
1970
9788830401396

Giovanni Comisso non è stato soltanto narratore e saggista d'avanguardia: nella sua atipica esperienza esistenziale, è stato combattente al fronte nella Prima Guerra Mondiale, legionario fiumano nei giorni libertari della Reggenza del Carnaro, mercante d'arte a Parigi, commesso in una libreria meneghina, agricoltore, flaneur e commerciante marittimo. Mario Monti raccontava, prefando questo volume nel 1968, che la natura di Comisso era varia, come il suo umore: “Comisso è tristissimo, allegrone, annoiato, burlone, disperato, trasformista, improvvisatore, polemico, spiritoso, generoso. Non parla soltanto ma singhiozza, urla, mormora, vibra. Basta che entri in una stanza perché tutti si accorgano della sua presenza, che egli infila al suo occhiello di volta in volta in modo diverso, come un garofano rosso da tabarin, verde da grande raffinato dell'Ottocento, e il più delle volte bianco, da funerale cinese o da matrimonio italiano. E questa presenza – continuava – la semina dappertutto, la lascia cadere sfinito sprofondandosi in una poltrona, la riprende alzandosi all'improvviso in piedi con il gesto fulmineo di chi acchiappa una mosca, la trascina tra i piedi intorpiditi e la fa prillare tra le gambe travolgenti. Così si capisce come abbia potuto girare mezzo mondo quasi fosse a casa propria, perché ogni luogo diventa suo, il suo studiolo, il suo orto, il suo lettone o la sua sala da ballo” (p. 14).

Traducendo tutto questo eclettismo in letteratura, Monti ci ricordava che per avere un'idea della sua vita dovevamo leggere “Le mie stagioni”, autobiografia concentrata sul periodo 1915-1918; per scoprirlo soldato, “Giorni di guerra”; contrabbandiere e commerciante, “Il porto dell'amore”; contadino, “La mia casa di campagna”; romanziere ne “La donna del lago” e “Cribol”, saggista nelle “Satire italiane”, novelliere nel “Grande ozio” e nella “Crudezza del tempo”.

E questo “Amori d'Oriente” [Longanesi, 1968], nell'edizione in questione abbinato all'inedito, e già amato da Saba, “Gioco d'infanzia”? Secondo il curatore, l'opera va considerata parte integrante dell'esperienza da italiano errante di Comisso; il genere incluse “Questa è Parigi”; “Cina e Giappone”, “La Favorita”. Esperienza itinerante non sempre apprezzata dalla critica, se dobbiamo dar retta a quanto Guido Sommavilla scriveva, a suo tempo, deplorando la licenziosità e l'imperialismo (“in tempi di decolonizzazione, anzi spesso di furioso anticolonialismo come i nostri, questo viaggio di un bianco […] è simbolico del colonialismo europeo, o meglio dell'aspetto deterrimo tra i deteriori di esso e ne spiega forse più di ogni altro la nemesi delle terribili ritorsioni”), e ammonendo che Comisso era così disilluso dalle cose della vita e così segnato dall'esperienza della guerra che non faceva che esaltare gli istinti, la sensualità e il piacere. Monti annienta questo approccio, ricordando che “tutti i criteri morali, quelli estetici e quelli storici si liquefanno davanti a questo scrittore” (p. 12). Che andava lasciato libero d'essere se stesso per dare vita ad arte nuova.

Stiano come stiano le cose, è un'opera letteraria di discreto fascino – soprattutto considerando quanto debole sia la nostra tradizione novecentesca di letterati viaggiatori – e buono stile; non è certo esemplare l'approccio del viaggiatore che partendo da Porto Said e passando per Eritrea, Arabia, Hong Kong, Macao, Shangai, Kyoto e infine Pechino, dove medita di restare a vivere, si ritrova periodicamente a puntare ragazze, ragazzotti e ragazzine, a scoprire l'essenza dei popoli quasi esclusivamente attraverso l'incontro con la sessualità, con il lusso (quando esiste) e con tutto ciò che è bello. Ma è un approccio consapevole, decadente, anche divertito; Comisso, grande ammiratore di Casanova, di cui aveva curato gli scritti, sembra voler giocare a eternare l'archetipo del seduttore mediterraneo. E nel frattempo offre squarci di luci e ombre sulle terre che visita, raccontando anche a quanto poco serva incontrare connazionali all'estero: per esempio in questo frammento accenna a Hong Kong...

“I pochi connazionali conosciuti nel pomeriggio, con l'aiuto del console, gli avevano fatto ben scarsa accoglienza, tutti si davano grandi arie scimmiottando moltissimo gli inglesi, sullo stesso tono di certe donne montanare che venute a servizio in città subito goffeggiano nell'imitare la loro padrona. Capì che non avrebbe potuto fare alcun assegnamento su di loro per conoscere la vita della città” (p. 47).

Il suo alter ego, Lorenzo, s'innamora della Cina. E si ritrova ad aver voglia di imitare i suoi ospiti, proprio come gli italiani che deplorava; passa un mese a Shangai, e s'accorge d'aver finito per “restare così dominato dal vivere dei cinesi fino a imitarli in quello che era più facile, nel camminare, nel tenere le mani infilate l'una nella manica dell'altra, nel gusto per i loro cibi e per le loro musiche e canzoni” (p. 83).

Il lungo viaggio di Lorenzo, vissuto tendenzialmente in nave, si spezza quando la sua banca italiana fallisce; e lui si vede costretto ad abbandonare Pechino che aveva scelto come città per il suo futuro. Ha perso tutti i soldi e preferisce tornare indietro, incontro a una vita “fastidiosa di sacrificio e di lavoro tra miserie quotidiane senza gioia di vivere” (p. 165). Impiega tredici giorni per tornare indietro (altri tempi), e sconfigge la malinconia solo pensando, a un tratto, “bona res cunnus sed bona etiam turgida mentula”. Capisce allora che la vita in Occidente può conoscere le stesse mollezze e le stesse raffinatezze del dolce Oriente; vivere da satiro è la sua scelta. Piacere, bellezza e carne sapranno dare pace a chi non crede più in niente.

“Sì, credo solo nei sensi, anzi solo nella mia sensualità”, dice Alberto, il protagonista dell'altro racconto lungo incluso in questo volume, “Gioco d'infanzia”. E sembra parlare con la voce dell'artista di Treviso, innamorato della carne e della vitalità, dopo aver deciso che poco nella vita aveva senso. A parte il sesso.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Giovanni Comisso (Treviso, 1895 – Treviso, 1969), scrittore italiano. Reduce della Prima Guerra Mondiale, partecipò alla Liberazione di Fiume con D'Annunzio e Keller. Esordì pubblicando “Il porto dell'amore” nel 1924.

Giovanni Comisso, “Amori d'oriente”, Longanesi, Milano 1968. Presentato da Mario Monti.

Prima edizione: 1965. Oggi nel Meridiano Mondadori, 2002.

Gianfranco Franchi, aprile 2010. Prima pubblicazione: Lankelot.

Sull’ultima edizione di “Amori d’oriente” di Comisso, una ormai introvabile Longanesi…